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mercoledì 30 ottobre 2019

SALUTE E BENESSERE A TUTTI! 👋

Eccomi di nuovo, finalmente, dopo una lunga assenza, causata da diversi impegni di lavoro e personali.

Da oggi desidero condividere, con chiunque fosse interessato, le mie esperienze scaturite da studi scientifici approfonditi sugli effetti della RESPIRAZIONE YOGA, precisamente IL PRANAYAMA, sulla salute del corpo e della mente!

Non posso e non voglio generalizzare, perché le suddette tecniche, per avere effetto completo, sicuro e positivo, devono essere personalizzate secondo le necessità fisiologiche, mentali e psicologiche di ognuno.

Accenno soltanto al significato della parola PRANAYAMA:

Quando ci si approccia alla disciplina dello yoga, la principale difficoltà che si pensa di dover affrontare è quella fisica nell'eseguire gli asana mentre, in realtà, la vera difficoltà è nascosta in un aspetto che più di tutto diamo per scontato: LA RESPIRAZIONE.

La respirazione è un atto fisiologico spontaneo, ma con la giusta pratica può essere controllato, ampliato e utilizzato al meglio per favorire le performance fisiche e psichiche del nostro organismo.
Per questo motivo ho deciso di trattare l'argomento allo scopo di approfondirne gli aspetti più importanti sia da un punto di vista scientifico, che da un punto di vista introspettivo/psichico.

LA RESPIRAZIONE

Il nostro respiro inizia dal momento in cui nasciamo; questa necessità è dovuta al fatto che le nostre cellule hanno bisogno continuamente di ossigeno per produrre l'energia necessaria ai processi vitali.
L'ossigeno che si trova nell'aria, viene acquisito attraverso la respirazione con scambi gassosi tra ambiente esterno e organismo e tra aria e sangue.
È importante che l'aria nei nostri polmoni si rinnovi di continuo, questo per permettere la vita alle cellule che altrimenti, senza ossigeno, si esaurirebbe rapidamente. Sono i movimenti respiratori che consentono la ventilazione polmonare.

Detto ciò, faccio una parentesi ed inserisco il significato di PRANAYAMA:

IL CONCETTO DI PRANA

Per poter spiegare il significato e le tecniche del PRANAYAMA, dobbiamo approfondire il discorso sul suo significato.
Prana, in sanscrito, significa energia vitale o vita, ma racchiude molti significati: energia che permea l'universo; energia fisica, mentale, spirituale, cosmica; calore, luce gravità e elettricità.
È l'energia potenziale in tutti gli esseri viventi; il respiro vitale di tutti gli esseri universali, l'energia che crea, protegge e distrugge, e queste sono solo alcune delle definizioni che vengono associate al prana, ma possiamo riassumerle dicendo che è quell'energia vitale presente in tutti i processi dell'universo.
Quando parliamo di prana, lo associamo al respiro ma non dobbiamo considerarlo semplicemente come l'aria che respiriamo.
Dobbiamo anche fare una distinzione tra Prana con la lettera maiuscola e prana con la lettera minuscola.
Quando parliamo di Prana (con la maiuscola) intendiamo indicare l'Energia Cosmica nel suo insieme; prana (con la minuscola) invece ne indica le manifestazioni; quindi un'energia differenziata nella forma in cui si manifesta.

Secondo gli Yogi ciò che caratterizza la vita è proprio quello di attrarre prana dentro di sé, per trasformarlo poi nel nostro agire, nel mondo esterno e dentro di noi.
Siamo completamente circondati da prana e la fonte più importante ne è l'atmosfera. Il prana dell'atmosfera è costituito per la maggior parte da particelle elettrizzate (ioni negativi), ed è la sorgente principale di tutte le energie in azione nel corpo.
Ricordiamo che gli ioni sono atomi o molecole addizionati o privati, di uno o più elettroni. Gli organismi biologici sono fatti di atomi e molecole e la loro attività metabolica (vita) si basa sullo scambio di ioni, presi principalmente dall'atmosfera (con la respirazione) e in misura ridotta dall'alimentazione.

Nell'atmosfera troviamo essenzialmente due tipi di ioni: ioni negativi e positivi.
Gli ioni negativi, attivi elettricamente, rapidi e mobilissimi nell'aria che respiriamo, sono per lo più costituiti da uno o più atomi di ossigeno o di azoto, e conferiscono vitalità all'organismo.
Gli ioni positivi o ioni lenti, presentano un nucleo poli molecolare, che cattura i piccoli ioni negativi agglutinandoli; la presenza di numerosi grossi ioni diminuisce la conduttività elettrica dell'aria.
Nell'atmosfera di città, quindi normalmente inquinata, troveremo una presenza maggiore di ioni positivi, mentre in campagna e prevalentemente all'aria aperta, lontani da fonti di inquinamento,
troveremo una massiccia presenza di ioni negativi e quindi prana atmosferico. Da questo possiamo dedurre quanto l'atmosfera in città sia priva di prana e di conseguenza debilitante e quanto invece
stare all'aria aperta favorisca l'ingresso di prana vitale.

Per ionizzare negativamente gli atomi di ossigeno, c'è bisogno di aggiungergli ulteriore energia, ciò avviene attraverso fonti come: il sole, i raggi cosmici, grandi masse d'acqua in movimento e in
evaporazione e il vento.
Grazie agli studi del russo Tchijevski di Kiev e il francese Fred Vles, professore alla facoltà di medicina di Strasburgo, si è scoperta l'esistenza di un metabolismo dell'elettricità.
"L'organismo vivente e quindi anche l'uomo si carica negativamente mediante l'assorbimento di piccoli ioni negativi, che verranno impiegati in tutti i fenomeni di ossido riduzione all'interno
dell'organismo stesso; le cariche negative in eccesso vengono eliminate per mezzo della dispersione generale, che ha luogo attraverso la pelle".
Vles ha inoltre dimostrato che la dispersione di elettricità è favorita dall'azione fotochimica della luce ultravioletta proveniente maggiormente dai raggi solari. Assimilare ioni negativi ed eliminare
l'elettricità in eccedenza permette all'organismo di vivere in buona salute.
"Come si è scoperto in geofisica, la terra è assimilabile a un conduttore elettrico, la cui superficie è caricata negativamente (livello del mare) mentre l'alta atmosfera (alta montagna) positivamente, e con precisione possiamo dire che il "gradiente potenziale" dell'atmosfera differisce notevolmente a secondo del sito e dell'epoca (variazioni diurne e stagionali), ed è influenzato da eventi cosmici,
principalmente l'attività solare e le fasi lunari, e quindi anche gli esseri viventi ne sono influenzati.
L'organismo umano è un sistema elettrico, dove avvengono continui scambi con le energie cosmiche e telluriche che lo circondano." Questi scambi devono essere favoriti e non bisogna
isolarsene come avviene oggi, ad esempio, attraverso gli indumenti che formano uno strato isolante, frenando la normale eliminazione dell'elettricità attraverso la pelle e riducendo gli scambi elettrici
con l'aria atmosferica. Questo avviene anche se ci chiudiamo spesso nelle mura di casa o di edifici, oppure chiudendoci in una stanza con la sola circolazione dell'aria condizionata che filtra e cattura gli ioni negativi.
L'assenza di corrente elettrica è svantaggiosa ed ha effetti negativi sulla vitalità dell'essere umano.
Tra il nostro corpo, caricato negativamente e la carica generalmente positiva dell'aria, si stabiliscono correnti permanenti, che determinano un'eccitazione del sistema nervoso periferico e centrale e di
tutto l'organismo.....................

Per il momento mi fermo, in modo che Voi possiate assimilare bene i concetti esposti....
Amplieremo le lezioni e le informazioni con la prossima pubblicazione.

Desidero informarVi di un mio progetto molto importante:

- Sono disponibile via SKYPE o video chat Whatsapp, per consulenze sui metodi di respirazione controllata ed evoluta, idonei a risolvere, attraverso le tecniche di PRANAYAMA, seri e gravi problemi di ANSIA, PANICO, INSONNIA, STRESS DA LAVORO ED EMOTIVO/RELAZIONALE, STANCHEZZA CRONICA, QUINDI ASTENIA, CRISI NERVOSE, ecc.

Gli incontri via WEB o telefonicamente tramite video chat Whatsapp, devono essere gestiti tramite appuntamenti programmati.

I MIEI RECAPITI:
GIUSEPPE LA BARBERA
CELL.: 338 8320070 WHATSAPP
SKYPE: giuseppe.salvo47
Email: giuseppelabarbera47@gmail.com
FACEBOOK: 
https://www.facebook.com/profile.php?id=100007937253433  

lunedì 1 luglio 2013

Interessantissime recensioni di importanza altamente sociale.


Buon giorno a tutti,

dopo molto tempo, torno a Voi pubblicizzando le seguenti recensioni, di carattere etico e di Importanza Altamente Sociale.

Trovata molecola antitumore da due ricercatori dell’università di Urbino

Dalla natura lo sviluppo di una classe di molecole per la lotta contro i tumori
Posted on marzo 25, 2013 

Rilanciamo dal magazine online dell’Università di Urbino Carlo Bo l’articolo di Anuska Pambianchi del 22 marzo 2013 “Dalla natura lo sviluppo di una classe di molecole per la lotta contro i tumori“
Due studiosi di Urbino hanno individuato nel “maltolo”, una sostanza naturale contenuta nel malto, nella cicoria, nel cocco, nel caffè e in moltissimi altri prodotti naturali, la possibilità di utilizzarlo per lo sviluppo di una nuova classe di molecole con spiccata attività antineoplastica. La scoperta rappresenta un notevole avanzamento nella ricerca di nuove strategie terapeutiche contro il cancro tanto da avere ottenuto il brevetto nazionale, nell’attesa di quello internazionale.
Per la Legge sulle invenzioni e per la Convenzione sulla concessione di brevetti europei (CBE) tutti i brevetti che hanno per oggetto un composto chimico, devono possedere requisiti di novità, originalità ed industrialità.
Questo lavoro è il frutto di una sinergia multidisciplinare tra due gruppi di ricerca quelli del dott. Mirco Fanelli di estrazione prettamente biomedica e l’altro, del prof. Vieri Fusi, prettamente chimica, legati dal desiderio di esplorare e di progredire nei relativi bagagli scientifici e culturali.
Il prof. Vieri Fusi e il dott. Mirco Fanelli
Il gruppo di ricerca diretto dal dott. Mirco Fanelli, con sede a Fano presso il Centro di Biotecnologie, è impegnato da tempo negli studi del ruolo delle alterazioni epigenetiche nel sviluppo del cancro ed ha recentemente sviluppato una tecnica innovativa denominata PAT-ChIP finalizzata allo studio dell’epigenoma direttamente nei campioni derivati dai pazienti e conservati in paraffina (FFPE).
Il gruppo del professore Vieri Fusi, si è da sempre occupato di riconoscimento molecolare, dello sviluppo sintetico di recettori e metallo-recettori e degli aspetti termodinamici che guidano il riconoscimento tra due specie chimiche.
Va sottolineato che, nonostante i progressi sia nel campo della diagnostica (sempre più precoce) che degli approcci chirurgico/terapeutici, il cancro è oggi una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati. Molti traguardi sono stati raggiunti nell’ultimo ventennio nell’approccio a questa patologia e la ricerca scientifica ci ha dato la possibilità di sviluppare numerosi protocolli terapeutici che hanno visto sia ridurre la mortalità, per neoplasie prima considerate inguaribili, che di aumentare l’aspettativa di vita di molti pazienti.
Tuttavia, proprio per la sua straordinaria complessità, non è stata ancora sviluppata l’arma necessaria ad affrontare alcuni tipi di tumori particolarmente aggressivi e quei tumori che si sviluppano in seguito a trattamenti terapeutici (le cosiddette recidive).
«Negli ultimi anni – ci spiegano Vieri Fusi e Mirco Fanelli – la ricerca in campo oncologico sta affrontando l’intera problematica attraverso una doppia strategia: da un lato cerca di comprendere a fondo le peculiarità molecolari alla base della patologia stessa e, dall’altro, prova a sviluppare nuove molecole come potenziali farmaci (drug discovery). I due approcci non navigano necessariamente su due binari diversi ed è proprio con la scoperta dei meccanismi molecolari alterati nella cellula neoplastica che si gettano le basi per lo sviluppo di nuove molecole atte a correggere quelle alterazioni».
«La problematica – ci spiegano Mirco Fanelli e Vieri Fusi – va necessariamente affrontata seguendo un iter che porta, partendo dall’osservazione macroscopica del problema, all’analisi del processo molecolare sia dal punto di vista eziopatogenetico che nella realizzazione del potenziale farmaco e/o contromisure terapeutiche».
Ecco quindi nascere una sinergia che affronta il problema sotto questi aspetti.
Di cosa si tratta?
Vieri Fusi: Il maltolo “per se” è una molecola innocua, utilizzata talvolta come additivo alimentare per il suo aroma e le sue proprietà antiossidanti, ma – se opportunamente modificata – può dare origine a nuove molecole con interessanti proprietà biologiche. Due molecole rappresentative di questa classe di composti sono state al momento sintetizzate e caratterizzate nella loro capacità d’indurre alterazioni della cromatina e, quindi, di condurre le cellule a rispondere in termini biologici.
Questa classe di composti è caratterizzata da interessanti proprietà chimico/fisiche che li rende capaci sia di raggiungere l’interno della cellula che di esplicare le loro funzioni nel nucleo, dove risiede il nostro genoma (e dunque la cromatina).
Mirco Fanelli: Da subito abbiamo monitorato come alcuni modelli neoplastici (colture cellulari in vitro) fossero sensibili ai trattamenti con le due molecole (denominate malten e maltonis): le cellule, in risposta ai trattamenti, alterano dapprima la loro capacità di replicare e, successivamente, inducono un importante processo biologico che le conduce ad un vero e proprio suicidio (denominato morte cellulare programmata).
La cosa ancora più interessante è che la somministrazione delle due nuove molecole altera enormemente l’espressione genica in funzione di una risposta atta a eliminare quelle micro modificazioni che sia malten che maltonis sono capaci d’indurre all’interno della cellula.
Oltre che sul piano brevettuale, gli studi sino ad ora condotti, hanno avuto un buon successo scientifico e sono stati pubblicati su ottime riviste internazionali (British Journal of Cancer; Journal of Organic Chemistry), fornendo il presupposto per proseguire gli studi su modelli tumorali in vivo.
Vieri Fusi: Purtroppo non possiamo divulgare i dettagli di quest’ultimi, visto che sono ancora nella fase di sottomissione per la loro pubblicazione e coinvolgono anche altre strutture scientifiche. Possiamo però anticipare che questi composti sembrano essere tollerati in vivo (cosa non scontata) ed hanno dimostrato interessanti proprietà biologiche inducendo una sensibile riduzione della massa tumorale.
Come agiscono le nuove molecole?
Mirco Fanelli: Ritornando agli aspetti molecolari, queste nuove molecole sembrano agire attraverso dei meccanismi nuovi riconducibili a modificazioni strutturali della cromatina. Tale meccanismo di azione, ad oggi mai osservato in molecole ad azione antineoplastica, è alla base per un potenziale sviluppo di molecole che possano sfruttare strategie alternative con cui bersagliare le cellule tumorali. Insomma, speriamo di poter sviluppare nuove armi con cui aggredire il cancro con le quali poter migliorare le attuali cure soprattutto per quei tipi di tumore ad oggi sprovvisti di terapia o derivanti da una recidiva.
- Gruppi di ricerca coinvolti dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”:
- Prof. Vieri Fusi – Laboratorio di Chimica Supramolecolare
- Dott. Mirco Fanelli – Laboratorio di Patologia Molecolare “PaoLa”
- dettaglio delle pubblicazioni:
- Synthesis, basicity, structural characterization, and biochemical properties of two [(3-hydroxy-4-pyron-2-yl)methyl]amine derivatives showing antineoplastic features. Amatori S, Ambrosi G, Fanelli M, Formica M, Fusi V, Giorgi L, Macedi E, Micheloni M, Paoli P, Pontellini R, Rossi P.
J Org Chem. 2012 Mar 2;77(5):2207-18. doi: 10.1021/jo202270j. Epub 2012 Feb 22.
- Malten, a new synthetic molecule showing in vitro antiproliferative activity against tumour cells and induction of complex DNA structural alterations.Amatori S, Bagaloni I, Macedi E, Formica M, Giorgi L, Fusi V, Fanelli M.
Br J Cancer. 2010 Jul 13;103(2):239-48. doi: 10.1038/sj.bjc.6605745. Epub 2010 Jun 22.
- Attestato di Brevetto per Invenzione Industriale – Ministero dello Sviluppo Economico – del 22.02.2012 (n° 0001392249) – Inventori: Fanelli-Fusi
Fonte: magazine online dell’Università di Urbino Carlo Bo

UN'ALTRA RECENSIONE CON UN VIDEO GIORNALISTICO MOLTO INTERESSANTE:

Trovata molecola antitumore da due ricercatori dell’università di Urbino


Due studiosi di Urbino hanno individuato nel “maltolo”, una sostanza naturale contenuta nel malto, nella cicoria, nel cocco, nel caffè e in moltissimi altri prodotti naturali, la possibilità di utilizzarlo per lo sviluppo di una nuova classe di molecole con spiccata attività antineoplastica. La scoperta rappresenta un notevole avanzamento nella ricerca di nuove strategie terapeutiche contro il cancro tanto da avere ottenuto il brevetto nazionale, nell’attesa di quello internazionale.
Per la Legge sulle invenzioni e per la Convenzione sulla concessione di brevetti europei (CBE) tutti i brevetti che hanno per oggetto un composto chimico, devono possedere requisiti di novità, originalità ed industrialità.
Questo lavoro è il frutto di una sinergia multidisciplinare tra due gruppi di ricerca quelli del dott. Mirco Fanelli di estrazione prettamente biomedica e l’altro, del prof. Vieri Fusi, prettamente chimica, legati dal desiderio di esplorare e di progredire nei relativi bagagli scientifici e culturali.
Il prof. Vieri Fusi e il dott. Mirco Fanelli
Il gruppo di ricerca diretto dal dott. Mirco Fanelli, con sede a Fano presso il Centro di Biotecnologie, è impegnato da tempo negli studi del ruolo delle alterazioni epigenetiche nel sviluppo del cancro ed ha recentemente sviluppato una tecnica innovativa denominata PAT-ChIP finalizzata allo studio dell’epigenoma direttamente nei campioni derivati dai pazienti e conservati in paraffina (FFPE).
Il gruppo del professore Vieri Fusi, si è da sempre occupato di riconoscimento molecolare, dello sviluppo sintetico di recettori e metallo-recettori e degli aspetti termodinamici che guidano il riconoscimento tra due specie chimiche.
Va sottolineato che, nonostante i progressi sia nel campo della diagnostica (sempre più precoce) che degli approcci chirurgico/terapeutici, il cancro è oggi una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati. Molti traguardi sono stati raggiunti nell’ultimo ventennio nell’approccio a questa patologia e la ricerca scientifica ci ha dato la possibilità di sviluppare numerosi protocolli terapeutici che hanno visto sia ridurre la mortalità, per neoplasie prima considerate inguaribili, che di aumentare l’aspettativa di vita di molti pazienti.
Tuttavia, proprio per la sua straordinaria complessità, non è stata ancora sviluppata l’arma necessaria ad affrontare alcuni tipi di tumori particolarmente aggressivi e quei tumori che si sviluppano in seguito a trattamenti terapeutici (le cosiddette recidive).
«Negli ultimi anni – ci spiegano Vieri Fusi e Mirco Fanelli – la ricerca in campo oncologico sta affrontando l’intera problematica attraverso una doppia strategia: da un lato cerca di comprendere a fondo le peculiarità molecolari alla base della patologia stessa e, dall’altro, prova a sviluppare nuove molecole come potenziali farmaci (drug discovery). I due approcci non navigano necessariamente su due binari diversi ed è proprio con la scoperta dei meccanismi molecolari alterati nella cellula neoplastica che si gettano le basi per lo sviluppo di nuove molecole atte a correggere quelle alterazioni».
«La problematica – ci spiegano Mirco Fanelli e Vieri Fusi – va necessariamente affrontata seguendo un iter che porta, partendo dall’osservazione macroscopica del problema, all’analisi del processo molecolare sia dal punto di vista eziopatogenetico che nella realizzazione del potenziale farmaco e/o contromisure terapeutiche».
Ecco quindi nascere una sinergia che affronta il problema sotto questi aspetti.
Di cosa si tratta?
Vieri Fusi: Il maltolo “per se” è una molecola innocua, utilizzata talvolta come additivo alimentare per il suo aroma e le sue proprietà antiossidanti, ma – se opportunamente modificata – può dare origine a nuove molecole con interessanti proprietà biologiche. Due molecole rappresentative di questa classe di composti sono state al momento sintetizzate e caratterizzate nella loro capacità d’indurre alterazioni della cromatina e, quindi, di condurre le cellule a rispondere in termini biologici.
Questa classe di composti è caratterizzata da interessanti proprietà chimico/fisiche che li rende capaci sia di raggiungere l’interno della cellula che di esplicare le loro funzioni nel nucleo, dove risiede il nostro genoma (e dunque la cromatina).
Mirco Fanelli: Da subito abbiamo monitorato come alcuni modelli neoplastici (colture cellulari in vitro) fossero sensibili ai trattamenti con le due molecole (denominate malten e maltonis): le cellule, in risposta ai trattamenti, alterano dapprima la loro capacità di replicare e, successivamente, inducono un importante processo biologico che le conduce ad un vero e proprio suicidio (denominato morte cellulare programmata).
La cosa ancora più interessante è che la somministrazione delle due nuove molecole altera enormemente l’espressione genica in funzione di una risposta atta a eliminare quelle micro modificazioni che sia malten che maltonis sono capaci d’indurre all’interno della cellula.
Oltre che sul piano brevettuale, gli studi sino ad ora condotti, hanno avuto un buon successo scientifico e sono stati pubblicati su ottime riviste internazionali (British Journal of Cancer; Journal of Organic Chemistry), fornendo il presupposto per proseguire gli studi su modelli tumorali in vivo.
Vieri Fusi: Purtroppo non possiamo divulgare i dettagli di quest’ultimi, visto che sono ancora nella fase di sottomissione per la loro pubblicazione e coinvolgono anche altre strutture scientifiche. Possiamo però anticipare che questi composti sembrano essere tollerati in vivo (cosa non scontata) ed hanno dimostrato interessanti proprietà biologiche inducendo una sensibile riduzione della massa tumorale.
Come agiscono le nuove molecole?
Mirco Fanelli: Ritornando agli aspetti molecolari, queste nuove molecole sembrano agire attraverso dei meccanismi nuovi riconducibili a modificazioni strutturali della cromatina. Tale meccanismo di azione, ad oggi mai osservato in molecole ad azione antineoplastica, è alla base per un potenziale sviluppo di molecole che possano sfruttare strategie alternative con cui bersagliare le cellule tumorali. Insomma, speriamo di poter sviluppare nuove armi con cui aggredire il cancro con le quali poter migliorare le attuali cure soprattutto per quei tipi di tumore ad oggi sprovvisti di terapia o derivanti da una recidiva.
- Gruppi di ricerca coinvolti dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”:
- Prof. Vieri Fusi – Laboratorio di Chimica Supramolecolare
- Dott. Mirco Fanelli – Laboratorio di Patologia Molecolare “PaoLa”
- dettaglio delle pubblicazioni:
- Synthesis, basicity, structural characterization, and biochemical properties of two [(3-hydroxy-4-pyron-2-yl)methyl]amine derivatives showing antineoplastic features. Amatori S, Ambrosi G, Fanelli M, Formica M, Fusi V, Giorgi L, Macedi E, Micheloni M, Paoli P, Pontellini R, Rossi P.
J Org Chem. 2012 Mar 2;77(5):2207-18. doi: 10.1021/jo202270j. Epub 2012 Feb 22.
- Malten, a new synthetic molecule showing in vitro antiproliferative activity against tumour cells and induction of complex DNA structural alterations.Amatori S, Bagaloni I, Macedi E, Formica M, Giorgi L, Fusi V, Fanelli M.
Br J Cancer. 2010 Jul 13;103(2):239-48. doi: 10.1038/sj.bjc.6605745. Epub 2010 Jun 22.
- Attestato di Brevetto per Invenzione Industriale – Ministero dello Sviluppo Economico – del 22.02.2012 (n° 0001392249) – Inventori: Fanelli-Fusi
(Fonte: magazine online dell’Università di Urbino Carlo Bo)

Guardate questo interessante video:



 ED ORA LEGGETE DI SEGUITO, si dissolveranno molte Vostre credenze e convincimenti, indotti dalle pubblicità ingannevoli, non controllate dagli Enti preposti, solo per mero calcolo e convenienza della multinazionale, che ha sul suo libro paga anche dipendenti dei suddetti Enti.

EFFETTI DELLA COCA COLA SU NOSTRO ORGANISMO

Frugando nel web ho trovato questo interessante articolo sugli effetti “devastanti” che un solo bicchiere di Coca Cola ha in un’ora sul nostro fisico una volta che la ingeriamo. Ecco cosa c’è scritto:
PRIMI VENTI MINUTI – Bevuto un bel sorso della nostra fresca bevanda, “dieci cucchiaini di zucchero colpiscono il sistema (più o meno il 100% della vostra razione giornaliera consigliata)”.La troppa dolcezza viene neutralizzata dall’acido fosforico contenuto nella bevanda, che“sopprime” il sapore impedendoci di “vomitare all’istante”. Nei successivi dieci minuti tutto questo zucchero finisce nel sangue, causando “una bomba insulinica”; il fegato provvede “convertendo tutto lo zucchero che trova (e ne trova moltissimo) in grasso”.
ENTRO I QUARANTA – Successivamente, si conclude l’assorbimento della caffeina. “Le pupille si dilatano, si alza la pressione arteriosa, e perciò il fegato è costretto a rilasciare altro zucchero nel sangue”. Come risultato, dopo quarantacinque minuti dall’assunzione della Coca-Cola, il corpo “alza la produzione di dopamina, stimolando i recettori del piacere”. E questo è più o meno quello che fa “l’eroina”.
UN’ORA DOPO – Le reazioni chimiche nell’intestino consentono “un’ulteriore accelerazione del metabolismo”; l’alto quantitativo di zucchero e di dolcificanti artificiali stimola anche la produzione di urina, aiutata in questo dall’”azione diuretica della caffeina”. E mentre il “rave party” nel nostro organismo inizia a scemare, il corpo va in shock ipoglicemico, facendoci diventare “irritabili e/o apatici”. Inoltre, a questo punto, abbiamo letteralmente “pisciato via tutta l’acqua contenuta nella coca, andata via insieme a preziosi nutrienti che il nostro corpo avrebbe potuto usare per idratare il sistema o costruire ossa e denti più forti”. Nelle successive ore, chiude il sito, il corpo andrà incontro a un ulteriore crollo caffeinico.
Dopo aver letto queste belle notizie devo dire che ne sono rimasta molto impressionata. Non avrei mai, e sottolineo mai, pensato che un solo bicchiere della famosa bevanda potesse arrecare tutti questi danni.
Per accedere ai seguenti interessanti link, basta cliccare sui titoli in blu e spunterà il link di collegamento:
Fonte www.Signoraggio.it
·                           coca-cola-pubblicita
·                          

·                           Zoe-Cross
·                            



 

 

 

 

 

"La carne è cancerogena... ed è anche causa di quasi tutte le malattie degenerative, eliminatela o limitatene il consumo."

·                    PROF. UMBERTO VERONESI

·                    
 Categoria: Alimentazione
 Pubblicato Domenica, 24 Marzo 2013 10:51
 Visite: 170157
Molti mi chiedono il motivo per cui le popolazioni non sono informate su questo, perchè i medici non ne parlino e perchè l'opinione comune è di tutt'altra realtà. 
La base è che viene fatta un informazione errata, dalle università alle riviste medico scientifiche.
I professori nelle università insegnano cose errate sull'argomento alimentazione, gli studenti a loro volta insegneranno non in maniera corretta i loro futuri alunni o pazienti e così via.
Le riviste medico scientifiche piu accreditate sono sul libro paga delle multinazionali farmaceutiche e pubblicano solo ciò che è consentito loro di pubblicare o ciò che è imposto loro dalle suddette multinazionali.
Molti medici e ricercatori, sulla base anche di numerose ricerche, per la maggior parte "insabbiate", sono coscienti degli effetti dannosi del consumo di carne, ma hanno le mani legate. 
Io,che sono uno scienziato di fama internazionale, posso prendermi il lusso di fare queste affermazioni, se lo facessero loro, probabilmente non lavorerebbero piu.
L'industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche viaggiano di pari passo, l'una ha bisogno dell'altra e queste due entità insieme, generano introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del globo messe insieme...potete quindi ben capire che gli interessi economici sono alla base di questa disinformazione.
Se tenete conto che ogni malato di cancro negli stati uniti fa guadagnare circa 250.000 dollari a suddette multinazionali, capirete che questa disinformazione è voluta ed è volta a farvi ammalare per poi tentare di curarvi".
Prof. Umberto Veronesi.
Ora avete capito perché sono giustificatamente "incazzato", essendo solo uno spettatore degli spot che aziende multinazionali si ostinano a divulgare, con modi per nulla "Etici", ma sfacciatamente ingannevoli, sfruttando l'ignoranza delle masse per scopi di interesse privato?
Allora aprite gli occhi, informatevi, chiedetemi altre informazioni e sarò felicissimo di darvele. 
Collaborate a far crescere questo Blog; lo faccio e lo farete senza scopi di lucro, ma solo per far del bene al Prossimo.

Ho 66 anni e sono felicemente in pensione; ho deciso di utilizzare il mio tempo libero divulgando quanto appreso nei miei studi di autodidatta, di appassionato del "Vivere bene con coscienza" ed amante della "VERITA'.
Allora Vi invito ad "Investire in salute per ... vivere bene.

Vi do un fraterno arrivederci alla prossima volta.

Buona vita e salute a tutti.

Giuseppe la Barbera


 



domenica 3 giugno 2012

Qual'è la verità sulla carne

Eccoci di nuovo per un incontro, nel quale desidero chiarire i motivi per i quali solo alcuni specialisti della nutrizione umana consigliano di non nutrirsi di alimenti animali e, più precisamente, di carni.


Ciò che scrivo è tratto da un'intervista fatta al Dr. Valdo Vaccaro, pioniere dell'alimentazione naturale e titolare di un Blog visitato e letto da migliaia di persone.


Prima domanda: qual'è la verità sulla carne?


Essa parte dalle ricerche del Dr. Rose, che fece esperimenti sui topi bianchi, che hanno un fabbisogno proteico 7 volte quello dell'uomo.
E' lui che ha coniato, negli anni '40, il termine "proteine nobili". 
Non esistono proteine nobili o non nobili, esistono solo proteine e basta.
Il fabbisogno è tutto un bluff; è legato alle industrie macellatorie americane, che, grazie alla FDA, sono uscite, negli anni '70, con tabelle alimentari assurde, proponendo e cercando di imporre al mondo intero quote che sono assolutamente demenziali - 300 -- 350 gr. di proteine al giorno, che vuol dire carne a colazione, pranzo e cena.
Su pressione degli stessi medici americani, l'FDA ha dovuto abbassare man mano queste quote ed è arrivata oggi a 75 gr. al giorno, dopo aver mandato al cimitero anzitempo non si sa nemmeno quanti milioni di persone. 75 gr. è comunque una cifra esagerata.
Oggi le ASL, gli Ospedali, ecc. lavorano su queste quote (75 gr.), come lavoravano prima sulle quote altissime (300-350 gr.).

In realtà le ultime ricerche dimostrano che l'uomo, il massimo che può usare, è 25 gr. di proteine al giorno, perché quello è anche il livello di consumo medio giornaliero di proteine. Andando oltre, superando tra l'altro la quota di 30 gr. al giorno, si rischia che il sangue vada in stato di acidificazione, che è la cosa peggiore che posa capitare al corpo umano... si rischia infatti la morte.
Ricordiamo che 1 kg. di carne contiene 28 gr. di acido urico, il pesce di più, tutti i tipi di carne, non ci sono differenze.
Quindi 28 gr. di acido urico sono una enormità, in quanto il corpo umano non ha l'enzima Uricasi, per disgregare l'acido urico, mentre tutti gli animali: cani, gatti, leoni, ecc., essendo carnivori, hanno abbondanza di questo enzima, per cui la carne non fa loro effetti dannosi.
Per l'uomo anche 1 gr. soltanto di acido urico è dannoso, anche il caffè e il the, che contengono acido urico, sono dannosi per l'organismo umano.


Gli altri danni causati dalla carne sono l'acidificazione in generale, le putrefazioni, le putrofermentazioni, quindi tutti i danni all'intestino, la stitichezza ed una serie di problemi che alla fine portano a patologie spesso gravi. Quasi tutte le malattie si riducono ad una soltanto: la  il sangue diventa viscoso. Il sangue diventa lipotossico, porta alla stitichezza, dalla quale nascono tutte le infiammazioni, le ulcerazioni, le rettocoliti ulcerose ed infine anche il tumore.


Seconda domanda:- Come si verifica l'acidosi?


L'acidosi non può nemmeno succedere. In effetti, appena si acidifica il sangue, interviene immediatamente il sistema immunitario per bloccare questa crisi che sarebbe mortale.
Quindi succede che il sistema immunitario manda un ordine all'ipotalamo, il quale, a sua volta, manda un ordine al sistema midollare per rilasciare osseina fresca, cioè un tampone antiacido di uso immediato. Quindi il calcio che è contenuto nel latte, per esempio, non serve a niente, perché è calcio inorganico. Quando una persona beve il latte o mangia latticini, mette in crisi il sistema, perché ciò costringe il corpo ad andare in osteoporosi, perché si produce una fuoriuscita di osseina. Quindi si svuotano le ossa e si guastano i denti.


Non è il succo d'arancia che acidifica e che fa cadere i denti, come detto da alcuni malandrini. Chiaramente gli avversari cercano di dare colpi bassi che sono facilmente comprensibili in ambito commerciale.


Terza domanda: dove troviamo le proteine?


Le proteine si trovano dappertutto, anche nell'anguria. Una cosa importante: non esiste una carenza proteica; questa è un'invenzione pura e semplice. Hanno cercato di mettere a tavolino una dieta che produce una crisi proteica.... ciò è impossibile!
Basta che una persona mangia a sazietà qualsiasi alimento vegetale, non viene alcuna crisi proteica. Verranno le carenza di calorie, minerali, vitaminiche, ormonali, ma mai carenze proteiche.
Il nostro corpo ha bisogno di 25 gr. al giorno di proteine e con questo va avanti benissimo!
Quindi è un'invenzione. l problema delle proteine non esiste; esiste il problema contrario: come schivare le proteine, perché la gente è stracarica di proteine non utilizzate, che rovinano il sistema gastrointestinale.


Quarta domanda: come assimilare il ferro?


Il problema del ferro non è una carenza di ferro, ne abbiamo a sufficienza. Pensate che tantissime donne anemiche sono piene di ferro, però ce l'hanno nei punti sbagliati. E' una questione di assimilazione. Bisogna stare attenti ad evitare certi cibi, soprattutto certi vizi, tipo sigarette, caffè, alcolici e poi bisogna semplicemente mangiare crudo. 
La cottura produce mille problemi, si dovrebbe bere il brodo di cottura oltre a mangiare le verdure cotte. Si deve preferire di mangiare le verdure crude, non c'è altro da fare. Certi prodotti vegetali hanno abbastanza ferro, come le carote, il tarassaco, le lenticchie. Il ferro si trova dappertutto nel mondo vegetale.
Non inseguire mai carenze singole di un prodotto, ma è necessario equilibrare la dieta, per tutto, anche per assimilare il ferro.


La carne non ti rende affatto forte.


Il toro mangia solo erba, ma il suo scheletro non è meno robusto di quello delle belve carnivore. Per non dire di elefante, rinoceronte, ippopotamo, gorilla, giraffa, tutti rigorosamente vegetariani e fruttariani. Come dire che è l'erba e non la carne a rendere forte e resistente un organismo.


Buona vita a tutti e Vi raccomando di bere Acqua Kangen.


Al prossimo appuntamento.


Giuseppe La Barbera
http;//giuseppelabarbera.blogspot.com
Skype: giuseppe.salvo47
Cell.:380 3554994















sabato 12 maggio 2012

FARMACODIPENDENTI

Buon giorno a tutti. 
Oggi desidero dare un seguito al precedente articolo "BIG MEDICINE: protegge davvero la nostra salute?


Affronterò un'altre realtà mondiale: Perché la maggior parte delle persone sono "Farmacodipendenti".


Continuiamo a raccontare la storia del Dr. John McDougall.


John aveva toccato un'altra area importante in cui la professione medica ha preso credibilità: i suoi legami con l'Industria Farmacologica. La formazione medica e le case farmaceutiche sono in combutta e non da poco tempo. 
John ci ha parlato un po' della portata del problema e di come il sistema formativo sia stato corrotto:


<<Il problema con i medici incomincia con la nostra formazione. L'intero sistema è finanziato dall'industria farmacologica, dalla formazione alla ricerca. L'Industria farmaceutica ha comprato le menti della professione medica: tutto ha inizio il giorno in cui si entra nell'Università. L'intero percorso di studi è sostenuto dalle case farmaceutiche.


John non è solo nella sua critica al modo in cui gli ambienti medici si associano con l'industria farmaceutica: molti eminenti scienziati hanno pubblicato osservazioni duramente critiche che dimostrano quanto il sistema sia diventato corrotto. Questi i commenti più comuni:



  • L'industria farmaceutica si ingrazia gli studenti di medicina con omaggi, fra cui inviti al ristorante, svaghi e viaggi; eventi didattici, comprese conferenze, che sono poco più che pubblicità per i medicinali, e congressi con relatori che sono poco più che portavoce delle case farmaceutiche stesse.
  • Di fatto, gli specializzandi (medici interni) e altri medici modificano le loro abitudini in fatto di prescrizioni secondo le informazioni fornite dai rappresentanti delle case farmaceutiche, anche se è noto che queste informazioni sono <<eccessivamente positive e le prescrizioni risultano perciò meno indicate>>.
  • La ricerca e la medicina accademica non fanno che seguire le direttive dell'industria farmaceutica. Questo accade perché potranno verificarsi le seguenti situazioni: le case farmaceutiche, e non i ricercatori, stabiliscono l'impianto della ricerca, il che permette loro di "addomesticare" lo studio, i ricercatori hanno un interesse finanziario diretto nella società farmaceutica il cui prodotto stanno studiando. la casa farmaceutica è responsabile di raccogliere e confrontare i dati grezzi e poi permette ai ricercatori di prenderne visione solo in maniera selettiva; la casa farmaceutica mantiene il diritto di veto relativamente alla pubblicazione o meno dei risultati e detiene i diritti editoriali su qualunque pubblicazione scientifica risultante dalla ricerca; la casa farmaceutica ingaggia un'azienda di comunicazione e le affida la stesura dell'articolo scientifico, e poi trova ricercatori disposti ad apporre il proprio nome in qualità di autori dell'articolo a redazione ultimata.
  • Le più prestigiose riviste scientifiche sono diventate poco più che veicoli di marketing per le case farmaceutiche: la loro fonte principale di reddito sono le pubblicità di farmaci. Questa pubblicità non viene adeguatamente presa in esame dalla rivista e le aziende spesso fanno affermazioni fuorvianti sui farmaci di loro produzione. Ma, ciò che è forse più sconcertante, la maggior parte della ricerca clinica sperimentale riportata dalle riviste è sovvenzionata dalle aziende farmaceutiche e gli interessi finanziari dei ricercatori coinvolti non sono pienamente riconosciuti.

Negli ultimi due o tre anni ci sono stati scandali ampiamente pubblicizzati in centri medici di primo piano che confermano queste imputazioni. In un caso l'integrità di una scienziata era stata diffamata in vari modi sia da una casa farmaceutica, sia dall'amministrazione universitaria da cui dipendeva, dopo che la ricercatrice aveva scoperto che un farmaco da lei esaminato aveva forti effetti collaterali e perdeva efficacia. In un altro caso uno scienziato che aveva parlato con schiettezza dei possibili effetti collaterali degli antidepressivi, aveva perso un'opportunità di lavoro all'Università di Toronto. Gli esempi potrebbero continuare all'infinito.
La dott.ssa Marcia Angell, ex direttrice del New England Journal of Medicine ha scritto uno sferzante editoriale dal titolo "La medicina accademica è in vendita?":

<<I legami fra i ricercatori clinici e l'industria non comprendono soltanto i finanziamenti alla ricerca, ma anche una serie di altri accordi finanziari. I ricercatori fungono da consulenti per le aziende di cui studiano i prodotti, entrano a far parte dei comitati consultivi e delle agenzie di conferenzieri, hanno accesso ad accordi in merito a brevetti e relativi diritti, accettano di essere gli autori firmatari di articoli scritti da ghost-writer  delle aziende interessate, promuovono farmaci e apparecchiature nell'ambito di convegni sponsorizzati dalle aziende e si fanno omaggiare regali costosi e viaggi in ambienti esclusivi. Molti di loro hanno anche partecipazioni azionarie nelle aziende>>.

La dott.ssa Angell prosegue affermando che questi comuni interessi finanziari spesso falsano in modo significativo la ricerca, sia per il tipo di lavoro che viene condotto, sia per ilo modo in cui esso viene riportato. Ancora più rischioso del pericolo di dati falsati è il fatto che l'unico tipo di ricerca finanziata e riconosciuta sia quella sui farmaci. Le ricerche sulle cause delle malattie e sugli interventi non farmacologici non vengono per nulla attuate nell'ambito della formazione medica. I ricercatori accademici,  per esempio, potranno essere impegnati in un'attività furibonda alla ricerca della pillola per combattere i sintomi dell'obesità, ma non dedicheranno né tempo né denaro a insegnare alla gente come condurre una vita più sana. La dott.ssa Angell scrive: 

<<In termini di formazione, gli studenti di medicina e gli specializzandi, sotto la tutela costante dei rappresentanti dell'industria farmaceutica, imparano a fare affidamento sui farmaci e sulle apparecchiature mediche in misura maggiore di quanto probabilmente dovrebbero. Come gli oppositori della medicina così spesso denunciano, i neolaureati imparano che per ogni problema c'è una pillola  e un altro informatore farmaceutico per illustrarla. Si abituano anche a ricevere omaggi e favori da un'industria che usa queste cortesie per influenzare il percorso di aggiornamento. I centri medici universitari, acconsentendo a diventare avamposti di ricerca dell'industria, contribuiscono all'eccessiva enfasi su medicinali e apparecchiature mediche.

E' possibile, in questo ambiente, assegnare alla nutrizione la giusta e meritata considerazione? Sebbene le nostre più frequenti cause di morte si possono prevenire e addirittura far regredire ricorrendo a una buona alimentazione, sarà il vostro medico . a parlarvene? Non fintanto che l'ambiente non cambia nelle nostre università e nei nostri ospedali, e non se il vostro medico non avrà deciso che la prassi medica standard, che viene attualmente insegnata, non funziona e non avrà stabilito di dedicare un congruo periodo di tempo al proprio auto aggiornamento in fatto di buona alimentazione. E per far questo ci vuole una persona speciale.
La situazione è deteriorate al punto che McDougall ha affermato: <<Non so più cosa credere. Quando leggo un articolo che afferma che devo somministrare ai miei pazienti i betabloccanti a gli ACE-inibitori, due categorie di farmaci per il cuore, non so se crederci. Davvero non so se è vero, perché la ricerca farmacologica è così corrotta>>.
Pensate che i titoli di giornale che seguono siano collegati?

"Le università riferiscono di conflitti di interessi nella ricerca" fra case farmaceutiche e ricercatori. 
"Sempre più farmaci ai bambini secondo una ricerca".
"Indagine: molte linee guida scritte da medici legati alle aziende".
Gravi danni dai farmaci regolarmente prescritti: milioni di casi di reazione tossica".

Permettere queste aberrazioni costa un prezzo altissimo. Una recente ricerca ha riscontrato che un nuovo farmaco su cinque dovrà essere contrassegnato da un "riquadro nero" indicante una reazione avversa precedentemente ignota che può portare alla morte o a un grave danno, oppure dovrà essere ritirato dal mercato entro 25 anni. Il 20% di tutti i nuovi medicinali ha gravi effetti collaterali non noti e ogni anno muoiono più di 100.000 americani in seguito alla corretta  assunzione di farmaci regolarmente prescritti. Si tratta di una delle principali cause di morte in America!


La sorte di McDougall

Dopo aver completato la sua regolare formazione, il dott. McDougall aveva avviato uno studio medico sull'isola hawaiana di Oahu. Aveva cominciato a scrivere libri su alimentazione e salute e si era creato una fama a livello nazionale. A metà degli anni 80 John era stato contattato dal St. Helena Hospital nella Napa Valley, California, che gli aveva offerto un posto da direttore del suo centro di medicina preventiva. Si trattava di un Ospedale Avventista del Settimo Giorno. E' noto che questa confessione incoraggia i seguaci a seguire una dieta vegetariana (anche se consumano quantità superiori alla media di latticini). Era un'opportunità troppo allettante per lasciarsela sfuggire, e John aveva lasciato le Hawaii diretto in California.
Per molti anni John si era sentito a casa al St. Helena. Insegnava scienza dell'alimentazione e utilizzava la dieta per curare pazienti affetti da malattie croniche, ottenendo risultati straordinari. Aveva avuto in terapia più di duemila pazienti gravemente malati e, nel corso di sedici anni, non era mai stato deninciato e neppure aveva mai ricevuto una lettera di lamentela. Ma, cosa ancora più importante, John aveva visto i suoi pazienti recuperare la salute. Per tutto quel periodo aveva proseguito l'attività di autore di libri, mantenendo la sua fama a livello nazionale. Con il passare del tempo aveva però compreso che la situazione non era esattamente la stessa di quando aveva iniziato. La sua insoddisfazione cresceva. 
Di quegli anni McDougall ricorda: <<Semplicemente pensavo che non stavo approdando a nulla. Il programma seguiva 150-170 pazienti l'anno e finiva tutto lì. Non c'era crescita. Non ottenevo sostegno dall'ospedale e nel tempo si erano avvicendati parecchi amministratori>>.

Aveva avuto piccoli scontri con gli altri medici dell'ospedale. A un certo punto il reparto di cardiologia si era opposto alle terapie di John per i pazienti cardiopatici. La sua replica era stata: <<Ho una proposta: vi mando tutti i miei pazienti cardiopatici per avere un secondo parere se voi mi mandate i vostri>>. Era un'offerta interessante, ma non era stata accettata. In un'altra  occasione aveva mandato un paziente da un cardiologo e questi gli aveva detto, sbagliando, che doveva sottoporsi ad un intervento di bypass. Dopo un paio di incidenti simili, John aveva raggiunto il limite della pazienza. Alla fine, quando aveva telefonato al collega e gli aveva detto: <<Vorrei parlarne con te e con il paziente: vorrei discutere la letteratura scientifica che ti porta a fare questo tipo di raccomandazione>>. Il cardiologo aveva rifiutato e John aveva ribattuto: <<Perché no? Hai appena consigliato al paziente di farsi aprire il cuore! E gli chiederai 50.000 o 100.000 dollari per il disturbo. Perché non ne parliamo a fondo? Non pensi che sarebbe corretto nei confronti del paziente?>>: Ma quella era stata l'ultima volta che aveva proposto un'operazione chirurgica ad uno dei pazienti di John.
Per tutto quel tempo nessuno degli altri medici dell'ospedali aveva mai mandato un paziente a John: non una sola volte. Gli inviavano le proprie mogli e i propri figli per una visita, ma non gli avrebbero ma passato uno dei propri pazienti. Questo secondo John era il motivo:

<<Erano preoccupati per quello che sarebbe potuto succedere se i lor pazienti fossero venuti a farsi visitare, ed era una cosa che capitava di continuo se i pazienti trovavano la strada da soli. Venivano da me con una cardiopatia o con la pressione alta o il diabete. Io li mettevo a dieta e loro smettevano di prendere tutte le loro pillole e presto i valori tornavano normali. Allora tornavano dai loro medici e dicevano:"Perché diavolo non me lo ha detto prima? Perché mi ha lasciato soffrire, spendere tutti quei soldi e quasi morire, quando non dovevo fare altro che magiare pappa d'avena?". E loro non volevano sentirselo dire>>.


C'erano stati altri momenti di attrito fra John e l'ospedale, ma l'ultima goccia aveva riguardato il programma per la sclerosi multipla del dott. Roy Swank. Quando era venuto a sapere che Swank era sul punto di andare in pensione, John l'aveva contattato: lo conosceva e lo rispettava da molto tempo e gli aveva offerto di rilevare il programma per la sclerosi multipla da lui creato e di incorporarlo nella sua clinica di medicina preventiva al St. Helena Hospital, preservandolo in ossequio al dott. Swank. Con sua grande soddisfazione Swank aveva accettato. Come John faceva notare, c'erano quattro ragioni a indicare che si trattava di un accordo ideale per il St. Helena:

  • corrispondeva alla filosofia degli avventisti: terapia dietetica delle malattie;
  • si sarebbero aiutate persone che ne avevano disperatamente bisogno;
  • avrebbe raddoppiato l'utenza, contribuendo a far crescere il programma;
  • non sarebbe costato quasi nulla.
Così aveva portato la proposta alla primaria del suo reparto, che dopo averlo ascoltato, gli aveva detto di non pensare che l'ospedale intendesse acconsentire. Gli aveva dichiarato: <<Be', non credo cge vogliamo introdurre programmi nuovi in questo momento>>. Sconcertato, John le aveva chiesto: <<Per favore, mi dica perché. Cosa significa essere un ospedale? Perché siamo quì? Pensavo che il nostro compito fosse prenderci cura della gente malata>>.
La reazione della direttrice era stat un vero programma: <<Certo che siamo quì per questo, ma sa, i pazienti di SM non sono gente facile. Lei stesso mi ha detto che alla maggior parte dei neurologi non piace occuparsene>>. John non riusciva a credere a quanto aveva appena ascoltato. In un momento di grande tensione aveva detto: 

<<Aspetti un momento: sono un medico e questo è un ospedale. A quanto ne so, il nostro lavoro è alleviare le sofferenze de malati. Solo perché gli altri medici non riescono ad aiutarli nella loro sofferenza, ciò non significa che non ci riusciamo anche noi. Quì ci sono le prove scientifiche che dicono che possiamo: ho una terapia efficace per le persone che hanno bisogno delle mie cure e questo è un ospedale. MI vuole spiegare perché non vogliamo prenderci cura di questo tipo di pazienti?>>. Poi aveva continuato: <<Voglio parlare con la direttrice dell'ospedale e voglio spiegarle perché ho bisogno di questo programma e perché ne hanno bisogno anche i pazienti e l'ospedale. Voglio che lei mi procuri un appuntamento.

Alla fine, la direttrice dell'ospedale si era rivelata altrettanto difficile. John aveva riflettuto sulla situazione con sua moglie: avrebbe dovuto rinnovare il suo contratto con l'ospedale entro le due settimane successive e aveva deciso di non farlo. Ha lasciato l'ospedale in termini amichevoli e a tutt'oggi non serba risentimento a livello personale: la sua spiegazione è semplicemente che la sua vita aveva preso un'altra direzione. Preferiva ricordare il St. Helena per quello che era: un luogo dove si era sentito a casa per sedici anni, ma anche un luogo <<totalmente dominato dal business dei farmaci>>.

Attualmente McDougall conduce con l'aiuto della sua famiglia un fortunato programma di "medicina collegata allo stile di vita", scrive un'apprezzata newsletter che diffonde gratuitamente (http://www.drmcdougall.com), organizza gite di gruppo con i suoi ex pazienti e con i nuovi amici a ha più tempo per andare a praticare il windsurf quando si alza il vento a Bodega Bay. McDougall è un uomo in possesso di una grande quantità di competenze e qualifiche che potrebbe mettere a vantaggio della salute di milioni di americani. Non ha mai avuto opposizione da parte dei suoi colleghi per "cattiva condotta" come medico e tuttavia la medicina istituzionalizzata non richiede i suoi servizi. Episodi come questo gli capitano di continuo:

<<Venivano in studio pazienti con l'artrite reumatoide. Erano in sedia a rotelle, non riuscivano neppure a girare la chiave di accensione della macchina. Io li prendevo in cura e, tre o quattro settimane dopo, tornavano dal loro medico curante a farsi visitare. Ci andavano a piedi, gli prendevano la mano e gliela stringevano forte. Il medico diceva: "Fantastico!". Il paziente entusiasta dichiarava: "Voglio proprio dirle cosa ho fatto. Sono andato dal dott. McDougall, ho cambiato alimentazione e ora la mia artrite se n'è andata". A quel punto il medico diceva: "Santo cielo, ma è magnifico! Qualsiasi cosa stia facendo, continui così. Ci rivediamo presto".
Questa era sempre la risposta, e mai una volta: "Per favore, la prego, mi dica cos'ha fatto, così posso dirlo al prossimo paziente". Invece il ritornello era sempre:"Qualsiasi cosa stia facendo, è magnifico!". Se il paziente cominciava a raccontare che è passato a una dieta vegetariana, il dottore lo interrompe bruscamente:"Si, d'accordo, lei è davvero una persona forte. Grazie mille e arrivederci". E si viene accompagnati alla porta con la massima velocità. E' molto inquietante, davvero allarmante>>.

Questo che sembra un racconto è semplicemente la realtà e non solo in America, ma in tutta la Terra. 

Ho tratto questo articolo dal "The China Study", un bestseller mondiale, scritto dal Dr. T. Colin Campbell e da suo figlio Thomas M. Campbell II. Essi sono due famosi scienziati ricercatori, che hanno passato la loro vita cercando le soluzioni più idonee per curare gli ammalati, approdando a cure alternative naturali, che sostituiscono egregiamente molte medicine. 
Inoltre, con i loro consigli sull'alimentazione, riescono a far regredire patologie gravi, come cardiopatie croniche, diabete del tipo 2, infiammazioni gastrointestinali, artriti, ecc.
Questo senza alcun effetto collaterale, al contrario di tutte le medicine, che hanno sempre effetti collaterali, spesso molto gravi.

Vi auguro una vita meravigliosa, in salute ed armonia.........
Il catalizzatore è Acqua Kangen, Alcalina, Ionizzata, Microstrutturata.
Solo  Acqua Kangen può ridarvi salute ed energia positiva, perché rende il Vostro corpo alcalino contrastando l'acidosi, è il più potente antiossidante e combatte i radicali liberi che fanno invecchiare  precocemente.

AL PROSSIMO APPUNTAMENTO.

Un cordiale saluto e Vi raccomando, seguite il mio motto: 
Investite in salute per ... vivere bene.
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Giuseppe La Barbera
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